·Redazione NUTRALAB·14 min di lettura

    Capsule o compresse: come si sceglie la forma di un integratore

    La forma di un integratore è decisa dall'attivo che deve contenere: dalla sua dose, dalla sua delicatezza e da dove deve arrivare. Sono questi tre criteri a portare a una compressa, a una capsula, a una gastroresistente, a una softgel o a una sublinguale.

    Pubblicato il 14 agosto 2026

    Capsule vegetali e compresse affiancate su un piano chiaro

    La forma di un integratore racconta quale problema ha dovuto risolvere chi lo ha formulato. La compressa esiste perché certe quantità di attivo non entrerebbero in una capsula; la capsula perché certe polveri conviene non comprimerle; la capsula gastroresistente perché certi attivi non attraversano indenni l'ambiente acido dello stomaco; la softgel perché certi attivi sono oleosi; la compressa sublinguale perché a volte lo stomaco conviene saltarlo. Scegliere fra capsule e compresse significa quindi capire che cosa quella forma risolve per quell'ingrediente.

    Perché "capsule o compresse" è la domanda sbagliata

    Chi cerca un vincitore lo trova sempre. Basta guardare chi risponde: quasi tutti i confronti disponibili in italiano su questo tema si chiudono con una preferenza, e chi la esprime in genere produce proprio quella forma. È un modo comodo di semplificare, ma porta a una conclusione che in produzione non esiste.

    Una forma farmaceutica è un contenitore progettato attorno a un contenuto. Le variabili che decidono quale usare sono poche e molto concrete: quanto attivo deve stare in una dose, quanto quell'attivo è sensibile all'acidità, all'umidità o al calore, se si scioglie in acqua o nei grassi, e dove deve essere rilasciato. Rispondere a queste quattro domande porta ogni volta a una forma diversa, e per lo stesso ingrediente la risposta può cambiare al cambiare della dose.

    Il modo più semplice di verificarlo è guardare un catalogo intero invece di un singolo prodotto. Nel nostro ci sono undici referenze e cinque forme diverse: compresse, capsule vegetali, capsule gastroresistenti, softgel e compresse sublinguali. È il risultato di undici decisioni tecniche prese una alla volta, ciascuna sul proprio ingrediente. Le due gastroresistenti sono le due che contengono enzimi; le due sublinguali sono le due per cui ha senso saltare il passaggio gastrico; le tre compresse sono le tre a dose più alta.

    Le cinque forme di un integratore e il problema che ciascuna risolve

    La compressa: quando la materia prima si lascia comprimere

    Una compressa si ottiene comprimendo una miscela di attivi ed eccipienti fino a darle una forma stabile. La prima condizione riguarda la materia prima: deve essere granulata o comunque adatta alla compressione diretta, e deve reggere il calore e la pressione del processo senza alterarsi. Gli attivi che si degradano in quelle condizioni prendono un'altra strada, ed è il motivo per cui gli enzimi del nostro catalogo stanno in capsula.

    Quando quella condizione è soddisfatta, la compressa porta un vantaggio di densità: nello stesso ingombro sta molto più attivo che in una capsula, perché la polvere è compattata invece che semplicemente contenuta. Con dosi giornaliere dell'ordine dei grammi il conto si vede subito. Glucosamina + Condroitina + MSM apporta, nella dose giornaliera di quattro compresse, 1.000 mg di glucosamina solfato, 500 mg di condroitina solfato, 500 mg di MSM e 80 mg di vitamina C: oltre due grammi di attivi al giorno.

    Una precisazione onesta, perché su questo si legge spesso il contrario: un prodotto del genere si può fare anche in capsula, e altri produttori lo fanno. La differenza sta nel numero di unità da deglutire e nel formato di ciascuna. Per le nostre tre compresse la scelta è stata deliberata: un formato tondo e piccolo, facile da mandare giù, su prodotti che si assumono due o quattro volte al giorno tutti i giorni. Per Potassio Citrato e Vitamina C + Bioflavonoidi vale lo stesso ragionamento con un elemento in più: l'involucro di una capsula avrebbe aggiunto un costo senza aggiungere nulla a quegli attivi, che la compressione la tollerano benissimo.

    C'è poi un punto su cui circolano numeri che vale la pena chiarire, perché è il vero equivoco di questa categoria. Si legge spesso che una compressa richiederebbe per forza una quota enorme di eccipienti. Quanti eccipienti servono, però, non dipende dalla forma: dipende dalla materia prima. Una materia prima adatta alla compressione diretta si comprime praticamente com'è, e la quota di eccipienti resta bassa, intorno al dieci per cento. Una materia prima difficile da lavorare — che scorre male, che tende ad appiccicarsi ai punzoni, che assorbe umidità dall'aria — ne richiede di più, perché servono agenti leganti, disgreganti o di scorrimento per ottenere una compressa che regga al trasporto e che poi si disgreghi nei tempi giusti.

    Ne segue una conseguenza utile a chi legge un'etichetta: la percentuale di eccipienti dice qualcosa sulla materia prima, più che sulla qualità del prodotto. Due compresse dello stesso peso possono avere quote molto diverse ed essere entrambe formulate bene.

    La stima si può fare da soli, e serve solo l'etichetta: si divide il peso netto della confezione per il numero di unità, ottenendo il peso medio di una compressa, e lo si confronta con la somma dei tenori dichiarati per dose divisa per il numero di unità che compongono la dose. La differenza è la quota degli eccipienti.

    Ecco il conto fatto sulle nostre tre compresse, con i soli dati stampati sulle confezioni:

    Prodotto Peso medio per compressa Attivi per compressa Quota di attivi
    Potassio Citrato ~622 mg (112 g / 180 compresse) 500 mg di citrato di potassio ~80%
    Vitamina C + Bioflavonoidi ~635 mg (114,3 g / 180 compresse) 550 mg fra vitamina C e bioflavonoidi ~87%
    Glucosamina + Condroitina + MSM ~650 mg (117 g / 180 compresse) 520 mg fra glucosamina, condroitina, MSM e vitamina C ~80%

    Sono valori calcolati, non dichiarati: nessuna etichetta riporta la quota di eccipienti, e questa è una stima dal peso netto. È però una stima che chiunque può rifare, su qualunque prodotto, e che dice molto più di una percentuale generica letta in rete. È uno dei conti che si possono fare partendo da un'etichetta: come si legge un'etichetta lo abbiamo raccontato in questa guida in sei passaggi.

    Un secondo vantaggio della compressa è la frazionabilità: quando c'è la riga di incisione, la dose si può dividere. La riga serve esattamente a quello, e quando manca è a sua volta un'informazione.

    La capsula rigida: quando la polvere si lascia com'è

    Una capsula rigida è fatta di due semigusci che contengono la polvere senza comprimerla. È la forma che si sceglie quando l'attivo è un estratto che si preferisce non compattare, o quando la materia prima si presterebbe male alla compressione — perché scorre male, perché il calore e la pressione la altererebbero, perché non si granula bene.

    Sulla capienza vale la pena sfatare un'idea diffusa: una capsula può contenere molta più polvere di quanto si immagini, e le misure arrivano fino alla 000. Il vincolo che conta davvero, più della capienza, è la deglutizione: una capsula molto grande è scomoda da mandare giù, e su un prodotto da assumere ogni giorno la comodità pesa quanto un parametro tecnico.

    Nel nostro catalogo è il caso di 5-HTP, estratto secco di semi di griffonia titolato al 20%, e di Maca Nera Extra Forte, estratto secco 20:1 di radice: due polveri vegetali che arrivano in capsula così come sono, con pochi ausiliari di lavorazione.

    Sull'involucro vale la pena essere precisi, perché è un ingrediente a tutti gli effetti e per legge va dichiarato in etichetta. Le nostre capsule sono in idrossipropilmetilcellulosa (HPMC), una cellulosa modificata di origine vegetale; l'alternativa storica, ancora largamente usata, è la gelatina, di origine animale. Sono due materiali con caratteristiche tecniche diverse — l'HPMC ha un contenuto di umidità più basso ed è di origine vegetale, quindi compatibile con un'alimentazione vegetariana e vegana — e la scelta si legge sempre nell'elenco ingredienti, alla voce "involucro della capsula".

    La capsula gastroresistente: quando il problema è l'acidità dello stomaco

    Una capsula gastroresistente ha un involucro formulato per restare chiuso nell'ambiente acido dello stomaco e cedere il contenuto più avanti, quando l'ambiente torna vicino alla neutralità.

    Il perché sta in un dato di fisiologia: nello stomaco a digiuno il pH è intorno a 1,5-2, mentre nell'intestino tenue risale a circa 6,8-7,2. È una differenza di diversi ordini di grandezza, e per alcune molecole pesa. Le proteine e gli enzimi, in particolare, sono molecole la cui funzione dipende dalla struttura tridimensionale, e l'ambiente gastrico quella struttura la modifica.

    Su questa forma esiste anche un requisito misurabile, il che la distingue nettamente dagli aggettivi commerciali. La Farmacopea Europea, nel capitolo 2.9.1 — Disintegration of tablets and capsules, descrive per le forme gastroresistenti un saggio in due fasi: la forma viene tenuta due ore in acido cloridrico 0,1 M, e in questa fase deve restare integra; poi viene trasferita in tampone fosfato a pH 6,8, dove deve disgregarsi entro sessanta minuti. "Gastroresistente", in altre parole, indica un comportamento che si verifica in laboratorio con condizioni e tempi definiti.

    Nel nostro catalogo le capsule gastroresistenti sono due, e sono le due che contengono enzimi: Bromelina 5000 GDU Gastroresistente e Nattokinase, la cui etichetta indica di assumere una capsula al giorno con acqua, preferibilmente lontano dai pasti. Entrambe hanno lo stesso involucro: idrossipropilmetilcellulosa (E 464) e gomma di gellano (E 418). Il caso della bromelina, con il significato dei GDU e il peso che la forma ha per un enzima, lo abbiamo raccontato per esteso nell'articolo dedicato.

    La curva del pH lungo il tratto digerente: ambiente acido nello stomaco e neutro nell'intestino tenue

    Softgel e capsule oleose: quando l'attivo è liposolubile

    Una softgel è una capsula molle, sigillata, che contiene un liquido: quasi sempre un olio in cui l'attivo è disciolto o disperso. È la forma naturale per una molecola liposolubile, cioè che si scioglie nei grassi e non in acqua, perché la porta già in soluzione invece che in polvere.

    Nel catalogo sono due, ed entrambe rispondono a questa esigenza: Ubiquinolo con Kaneka QH®, in softgel su base di olio di colza, e l'Olio di Astaxantina Biologico, in capsula con oleoresina di Haematococcus pluvialis dispersa in olio di oliva. Entrambe le etichette indicano di assumerli in corrispondenza di un pasto, il che è la conseguenza pratica della loro natura: perché il momento di assunzione dipenda dalla forma e dall'ingrediente lo abbiamo spiegato nell'articolo su quando assumere gli integratori.

    La compressa sublinguale: quando lo stomaco si salta

    Una compressa sublinguale si distingue dalle altre per il percorso, più che per le dimensioni. Si scioglie tenendola sotto la lingua, senza acqua e senza deglutirla, e l'attivo viene ceduto alla mucosa orale.

    È la forma scelta per Melatonina Sublinguale 1 mg, da lasciar sciogliere sotto la lingua poco prima di coricarsi, e per Vitamina B12 Sublinguale, che apporta 1.000 mcg di metilcobalamina in una compressa al giorno. È anche l'unica forma per cui la domanda "durante o lontano dai pasti" si pone in termini diversi, perché il passaggio gastrico non è la via principale.

    Quale forma per quale problema: la tabella

    Problema da risolvere Forma Perché funziona Esempio dal nostro catalogo
    La dose giornaliera è di grammi, non di milligrammi Compressa La compressione porta più attivo nello stesso ingombro Glucosamina + Condroitina + MSM; Potassio Citrato
    La polvere è un estratto che conviene non compattare Capsula rigida Contiene senza comprimere 5-HTP; Maca Nera Extra Forte
    L'attivo è un enzima e l'acidità gastrica lo modificherebbe Capsula gastroresistente L'involucro resta chiuso in ambiente acido Bromelina 5000 GDU; Nattokinase
    L'attivo è liposolubile Softgel o capsula in olio Arriva già disciolto in una base oleosa Ubiquinolo con Kaneka QH®; Olio di Astaxantina Biologico
    Conviene saltare il passaggio gastrico Compressa sublinguale Si scioglie sotto la lingua Melatonina Sublinguale 1 mg; Vitamina B12 Sublinguale

    Si può aprire una capsula?

    È la domanda pratica che ricorre più spesso, ed è legittima: capsule grandi possono essere difficili da deglutire, e il problema riguarda soprattutto chi ne assume diverse ogni giorno. La risposta si articola in tre casi.

    Una capsula rigida standard, in genere, si può aprire e il contenuto disperdere in un alimento freddo, morbido e da consumare subito. È una soluzione di ripiego rispetto alla modalità d'uso prevista: cambia il sapore, e per alcuni estratti il gusto è la ragione per cui erano in capsula.

    Una capsula gastroresistente non va mai aperta. Aprirla annulla esattamente la funzione per cui era stata scelta: il contenuto arriverebbe libero nello stomaco, cioè nel punto che quell'involucro serve ad attraversare. Lo stesso vale per qualunque forma a rilascio modificato.

    Una compressa si divide solo se ha la riga di incisione, e si mastica solo se l'etichetta lo consente — su alcune compresse da assumere con abbondante acqua è indicato espressamente di non masticarle. Le sublinguali seguono la logica opposta: vanno lasciate sciogliere, perché il loro funzionamento sta lì.

    In tutti i casi, la risposta definitiva sta sull'etichetta del prodotto che si ha in mano, nella sezione delle modalità d'uso. Se la difficoltà a deglutire è ricorrente, o se si stanno assumendo farmaci, è il caso di parlarne con il medico o con il farmacista, che possono valutare alternative nella stessa categoria.

    Quando una capsula si può aprire e quando non va mai aperta

    Domande frequenti

    È meglio prendere un integratore in capsule o in compresse?

    Nessuna delle due forme è migliore in assoluto. La compressa consente di portare dosi elevate in poche unità; la capsula contiene la polvere senza comprimerla ed è adatta a estratti e attivi delicati. La forma giusta è quella scelta per quello specifico ingrediente e per quella specifica dose, e si riconosce dalla coerenza fra tenori dichiarati, numero di unità e modalità d'uso.

    A cosa servono le capsule gastroresistenti?

    Servono a mantenere la capsula chiusa nell'ambiente acido dello stomaco, cedendo il contenuto più avanti, dove il pH torna vicino alla neutralità. Sono la forma usata per attivi che l'acidità gastrica modificherebbe, tipicamente enzimi e proteine. La Farmacopea Europea prevede per queste forme un saggio in due fasi, in acido e poi in tampone a pH 6,8.

    Si possono aprire le capsule degli integratori?

    Una capsula rigida standard in genere si può aprire, disperdendo il contenuto in un alimento freddo da consumare subito. Una capsula gastroresistente non va mai aperta, perché così si annulla la funzione dell'involucro. La regola definitiva è quella scritta sull'etichetta del prodotto; in caso di difficoltà ricorrenti a deglutire, conviene parlarne con il medico o il farmacista.

    Che differenza c'è tra capsule vegetali in HPMC e capsule di gelatina?

    L'HPMC, o idrossipropilmetilcellulosa, è una cellulosa modificata di origine vegetale; la gelatina è di origine animale. L'HPMC ha un contenuto di umidità più basso ed è compatibile con un'alimentazione vegetariana e vegana. Il materiale dell'involucro è dichiarato in etichetta nell'elenco ingredienti, alla voce "involucro della capsula".

    Perché alcuni integratori sono in compresse e altri in capsule?

    Perché la dose e la materia prima sono diverse. Quando l'apporto giornaliero è dell'ordine dei grammi, la compressa è la forma che lo contiene in poche unità. Quando l'attivo è un estratto in polvere, o quando la materia prima si presta male alla compressione, la capsula lo contiene senza comprimerlo.

    Quanti eccipienti contiene una compressa?

    Dipende dalla materia prima, non dalla forma: una materia prima adatta alla compressione diretta richiede una quota bassa, intorno al dieci per cento, mentre una difficile da lavorare ne richiede di più. La stima si fa dividendo il peso netto per il numero di unità e confrontando il risultato con i tenori dichiarati per dose.

    Le capsule gastroresistenti si sciolgono nello stomaco o nell'intestino?

    Sono formulate per restare integre nello stomaco e per cedere il contenuto più avanti, nell'intestino tenue, dove il pH è vicino alla neutralità. È esattamente ciò che il saggio ufficiale verifica: nessuna disgregazione durante due ore in acido cloridrico 0,1 M, e disgregazione entro un'ora nel tampone a pH 6,8.

    Le compresse sublinguali si possono deglutire?

    Sono progettate per sciogliersi sotto la lingua, e l'etichetta lo indica esplicitamente. Deglutirle intere significa usarle in un modo diverso da quello per cui sono state formulate. La modalità d'uso corretta è sempre quella riportata sulla confezione.

    Da leggere anche

    Riferimenti

    • Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169 — disciplina degli integratori alimentari, che sono commercializzati in forme predosate.
    • Regolamento (UE) n. 1169/2011 — informazioni sugli alimenti ai consumatori: l'involucro della capsula è un ingrediente e va dichiarato in etichetta.
    • Farmacopea Europea (Ph. Eur.), capitolo 2.9.1 Disintegration of tablets and capsules — saggio di disgregazione delle forme solide orali e, per le forme gastroresistenti, saggio in due fasi in acido cloridrico 0,1 M e in tampone fosfato a pH 6,8.

    Categoria

    Cultura dell'integrazione

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    • 5-HTP
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    • vitamina B12
    • vitamina C

    A cura della Redazione NUTRALAB

    Revisione scientifica: Giuliano D'Alterio, Chimico farmaceutico14 agosto 2026

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