·Redazione NUTRALAB·12 min di lettura

    Biodisponibilità degli integratori: da cosa dipende davvero

    La biodisponibilità dipende da tre cose: la forma chimica dell'attivo, la forma del prodotto e il momento in cui si assume. Tutte e tre sono scritte sull'etichetta, e imparare a leggerle è ciò che permette di confrontare due prodotti che dichiarano gli stessi milligrammi.

    Pubblicato il 15 agosto 2026

    Capsule e compresse su un piano di pietra chiara con un bicchiere d'acqua sullo sfondo

    La biodisponibilità è la quota di un nutriente che, dopo essere stata liberata dal prodotto e assorbita, arriva in circolo in forma utilizzabile. Nessuna etichetta la dichiara, perché dipende da tre cose che invece l'etichetta dichiara sempre: la forma chimica dell'attivo, la forma in cui il prodotto si presenta e il momento in cui va assunto. Saperle leggere permette di confrontare due prodotti che sul fronte della confezione mostrano lo stesso numero di milligrammi.

    Che cos'è la biodisponibilità di un integratore: definizione e tre tappe

    Le tre tappe fra l'assunzione e il circolo sanguigno: rilascio, assorbimento, metabolismo di primo passaggio

    In farmacologia la biodisponibilità è la frazione della dose somministrata che raggiunge la circolazione sistemica in forma attiva. Tra la capsula che si ingoia e quella frazione ci sono tre passaggi distinti, e capirli separatamente rende leggibile tutto il resto.

    La bioaccessibilità è il primo: l'attivo deve essere liberato dalla forma che lo contiene e passare in soluzione nei liquidi del tratto digerente. Una capsula deve aprirsi, una compressa deve disgregarsi, un sale deve sciogliersi. Finché la molecola resta imprigionata nella sua matrice, per l'organismo è come se non ci fosse.

    L'assorbimento è il secondo: la molecola disciolta attraversa l'epitelio intestinale. Alcune passano per diffusione, altre hanno bisogno di trasportatori specifici — e i trasportatori sono in numero finito, come vedremo più avanti.

    Il metabolismo di primo passaggio è il terzo, ed è il meno intuitivo: prima di raggiungere la circolazione generale, ciò che è stato assorbito attraversa la parete intestinale e il fegato, dove una quota viene trasformata. È il motivo per cui una molecola può essere assorbita benissimo e comparire nel sangue in quantità modesta.

    I milligrammi stampati in etichetta descrivono ciò che entra in bocca. Le tre tappe decidono quanto di quei milligrammi diventa disponibile per l'organismo, e ciascuna di esse dipende da scelte di formulazione che l'etichetta rende visibili.

    Primo fattore: la forma chimica dell'attivo

    I tre fattori che decidono la biodisponibilità di un integratore

    Un minerale, in un integratore, si presenta sempre legato a qualcos'altro a formare un sale. Lo stesso minerale può essere legato a un acido organico (citrato, gluconato), a un amminoacido (i chelati, come il bisglicinato) oppure a un anione inorganico (ossido, carbonato). La scelta cambia due cose insieme: quanto minerale c'è per grammo di composto e quanto facilmente quel composto si scioglie.

    I due parametri vanno in direzioni opposte, ed è qui che si decide. L'ossido di magnesio è il caso da manuale: ha una densità di minerale elevatissima, circa 60 grammi di magnesio ogni 100 grammi di composto, molto più di qualunque forma organica. Ma è pochissimo solubile in acqua, e la solubilità è il presupposto della prima tappa — la bioaccessibilità. Il risultato pratico è che una quota importante di quel magnesio attraversa l'intestino senza essere assorbita, e resta nel lume richiamando acqua: è la ragione per cui l'ossido di magnesio ha, storicamente, un impiego come lassativo osmotico.

    Su questo terreno le forme inorganiche poco solubili escono perdenti, e i dati lo dicono. Il citrato e il bisglicinato portano meno minerale per grammo, quindi richiedono compresse più grandi o dosi più numerose, e in cambio si sciolgono meglio e risultano più tollerabili a livello gastrointestinale. Il magnesio è l'esempio più studiato di questa differenza, e per questo a catalogo abbiamo scelto il Magnesio Citrato e il Magnesio Bisglicinato.

    La stessa domanda si pone anche fuori dai minerali. Il coenzima Q10 esiste in due forme, l'ubiquinone e l'ubiquinolo, e il confronto fra le due è stato misurato direttamente sull'uomo: in uno studio su dodici volontari sani, quattro settimane a 200 mg al giorno per ciascuna forma e con gli stessi eccipienti nella softgel, il coenzima Q10 plasmatico totale è salito in misura maggiore con la forma ridotta [1]. Per questo il nostro Ubiquinolo con Kaneka QH® impiega quella forma.

    Il criterio generale che ne deriva vale per qualunque attivo: la quantità dichiarata conta quanto la forma in cui è legata, e una forma molto densa ma poco solubile mette a disposizione meno di quanto il numero in etichetta lasci pensare. La stessa logica spiega perché la nostra Vitamina B12 Sublinguale usa metilcobalamina, e perché la Glucosamina + Condroitina + MSM dichiara per esteso il sale impiegato, glucosamina solfato 2KCl, invece di scrivere soltanto "glucosamina".

    La dicitura "di cui" in etichetta: quanti mg di nutriente ci sono davvero

    La dicitura di cui in etichetta: peso del composto e apporto del nutriente

    C'è un modo semplicissimo di verificare tutto questo su qualunque confezione, e sta in due parole: di cui. In una tabella dei tenori il composto e il nutriente occupano due righe diverse, e la seconda è quella che conta.

    Sull'etichetta del Potassio Citrato la dose giornaliera di 4 compresse dichiara 2.000 mg di citrato di potassio, di cui 730 mg di potassio, pari al 36,5% del valore nutritivo di riferimento. I due numeri misurano cose diverse: il primo è il peso del sale, il secondo l'apporto effettivo di minerale. Chi confronta due prodotti guardando solo il numero grande confronta il peso dei sali, che dipende dalla forma scelta più che dal contenuto di nutriente.

    Lo stesso principio governa gli estratti vegetali, con un vocabolario diverso. Il nostro 5-HTP dichiara 500 mg di estratto secco di semi di griffonia di cui 100 mg di 5-idrossitriptofano, perché l'estratto è titolato al 20%. Anche qui il numero utile è il secondo, e su come funzionano titolazione e rapporto di estrazione abbiamo scritto una guida dedicata.

    La riga "di cui" è quindi la verifica più rapida che si possa fare con il barattolo in mano: bastano tre secondi, e dice quanto nutriente si sta effettivamente assumendo. Il percorso completo di lettura di un'etichetta è spiegato in come si legge l'etichetta di un integratore.

    Secondo fattore: la forma farmaceutica del prodotto

    La forma farmaceutica governa la prima delle tre tappe, cioè il momento e il luogo in cui l'attivo viene liberato. Bastano tre casi per capire il meccanismo.

    La capsula gastroresistente mantiene l'involucro chiuso nell'ambiente acido dello stomaco e lo apre più avanti, dove il pH si avvicina alla neutralità. Serve agli attivi che l'acidità gastrica degraderebbe prima dell'assorbimento: nel nostro catalogo è il caso della Bromelina 5000 GDU e del Nattokinase, entrambi enzimi.

    La softgel e la capsula in olio consegnano l'attivo già disciolto in una base lipidica, saltando di fatto il problema della solubilità per le molecole che in acqua non si sciolgono. L'Ubiquinolo con Kaneka QH® è formulato su base di olio di colza, l'Olio di Astaxantina Biologico su olio d'oliva.

    La compressa sublinguale cambia percorso: si scioglie in bocca e l'assorbimento comincia dalla mucosa orale, come per la nostra Melatonina Sublinguale e la già citata Vitamina B12.

    Come si sceglie fra queste forme, e che cosa garantisce che una compressa si disgreghi davvero, è il tema di capsule gastroresistenti o compresse: quale forma per quale integratore.

    Terzo fattore: il momento di assunzione e ciò che c'è nello stomaco

    Il terzo fattore è l'unico che dipende da chi assume il prodotto, ed è anche il più facile da rispettare: basta seguire l'etichetta.

    Un attivo liposolubile arriva in circolo meglio quando il pasto porta con sé dei grassi, perché i grassi sono il veicolo in cui quella molecola si scioglie. È la ragione per cui le etichette dell'Ubiquinolo e dell'Olio di Astaxantina indicano di assumerli con il pasto. Sul principio del veicolo lipidico esiste uno studio umano solido: Odeberg e colleghi, nel 2003, hanno somministrato 40 mg di astaxantina in dose singola a volontari sani confrontando tre formulazioni lipidiche con una di riferimento, e hanno misurato una biodisponibilità da 1,7 a 3,7 volte superiore [2]. Le formulazioni testate contenevano polisorbato 80 e sono diverse dalla nostra: quello studio documenta il principio generale del veicolo lipidico, e va letto così.

    Gli enzimi gastroresistenti seguono la logica opposta e portano in etichetta l'indicazione "lontano dai pasti". Il tema completo — quali prodotti quando, e perché — è trattato in quando assumere gli integratori.

    Quando l'assorbimento ha un tetto: la cinetica di saturazione

    Per alcuni nutrienti l'assorbimento cresce in proporzione alla dose fino a un certo punto, poi si appiattisce: i trasportatori intestinali che li fanno passare sono in numero finito e si saturano. Oltre quella soglia, aumentare la quantità per singola assunzione fa aumentare soprattutto la quota eliminata.

    La vitamina C è il nutriente su cui questa curva è stata descritta meglio. Lo studio di riferimento resta quello di Levine e colleghi del 1996: sette volontari ricoverati per mesi con una dieta a contenuto controllato, e una cinetica plasmatica di forma sigmoide, con assorbimento completo alle dosi singole più basse e una quota assorbita che diminuisce man mano che la singola assunzione cresce [3].

    La conseguenza pratica: molte etichette frazionano l'apporto giornaliero invece di concentrarlo in una volta sola. La nostra Vitamina C + Bioflavonoidi apporta 1.000 mg al giorno con una compressa due volte al giorno, durante o dopo i pasti: due assunzioni distanziate lavorano meglio di una sola dose doppia, e questo vale per qualunque nutriente a cinetica satura, a prescindere dalla marca.

    Liposomiale, fitosomiale, micellare: come si valuta una tecnologia di veicolazione

    Liposomi, fitosomi e micelle servono tutti allo stesso scopo: portare in soluzione una molecola che in acqua non si scioglie, racchiudendola in fosfolipidi o legandola a essi perché attraversi più facilmente l'ambiente acquoso dell'intestino. Sono approcci legittimi e in molti casi documentati.

    La domanda da fare, davanti a una qualunque di queste diciture, è una sola: lo studio citato è stato condotto sulla materia prima o sul prodotto finito? Una tecnologia documentata su una materia prima non trasferisce automaticamente i propri risultati al prodotto che la contiene, perché quel prodotto ha una sua dose, una sua matrice e i suoi eccipienti. È la stessa ragione per cui su nessuno dei nostri prodotti dichiariamo una percentuale di assorbimento: gli studi di farmacocinetica riguardano le materie prime e i principi generali, non le nostre referenze finite. Dichiariamo con precisione che cosa c'è dentro e in quale forma, e lasciamo che sia quello il termine di paragone.

    I fattori della biodisponibilità in tabella: dove si leggono in etichetta

    Fattore Che cosa cambia Dove si legge in etichetta
    Forma chimica Solubilità del composto e quantità di nutriente per grammo Elenco ingredienti (il sale per esteso) e riga "di cui" nella tabella dei tenori
    Forma del prodotto Dove e quando l'attivo viene liberato Denominazione della forma: capsula, capsula gastroresistente, compressa, compressa sublinguale, softgel
    Momento di assunzione Presenza di grassi e stato dello stomaco al momento del transito Modalità d'uso
    Frazionamento della dose Quota assorbita per singola assunzione, quando il trasporto è saturabile Modalità d'uso: numero di assunzioni al giorno
    Titolazione dell'estratto Quantità effettiva di sostanza guida Elenco ingredienti: "titolato al …%" e riga "di cui"

    Domande frequenti

    Che cos'è la biodisponibilità di un integratore?

    È la quota di un nutriente che, dopo essere stata liberata dal prodotto e assorbita nell'intestino, raggiunge la circolazione sanguigna in forma utilizzabile. Dipende dalla forma chimica dell'attivo, dalla forma del prodotto e dal momento di assunzione. Nessuna etichetta la dichiara come numero, perché varia con le condizioni in cui il prodotto viene assunto.

    Qual è la differenza tra bioaccessibilità e biodisponibilità?

    La bioaccessibilità è la quota di attivo che viene liberata dalla forma che lo contiene e passa in soluzione nel tratto digerente: è il presupposto di tutto il resto. La biodisponibilità è la quota che, dopo l'assorbimento e il metabolismo di primo passaggio, arriva in circolo. Un attivo può essere del tutto bioaccessibile e avere comunque una biodisponibilità modesta.

    Come si capisce dall'etichetta quanto nutriente si assume davvero?

    Si cerca la dicitura "di cui" nella tabella dei tenori per dose giornaliera. La prima riga indica il peso del composto, la seconda l'apporto del nutriente: 2.000 mg di citrato di potassio di cui 730 mg di potassio. Per gli estratti vegetali lo stesso ruolo lo svolge la titolazione, che indica quanta sostanza guida contiene l'estratto dichiarato.

    Le forme organiche si assorbono meglio di quelle inorganiche?

    In generale i sali organici e i chelati si sciolgono più facilmente, e la solubilità è il presupposto dell'assorbimento: su questo confronto le forme inorganiche poco solubili, come l'ossido di magnesio, risultano svantaggiate. Le forme inorganiche hanno però una densità di minerale più alta per grammo di composto, ed è il motivo per cui vengono impiegate.

    Perché alcuni integratori vanno presi con i pasti e altri lontano dai pasti?

    Gli attivi liposolubili arrivano in circolo meglio se il pasto porta grassi, che sono il veicolo in cui si sciolgono: è il caso dei prodotti oleosi e delle softgel. Gli enzimi in capsula gastroresistente portano l'indicazione opposta, perché la loro forma li protegge dall'ambiente gastrico e il transito a stomaco vuoto è più rapido.

    Prendere una dose più alta significa assorbirne di più?

    Fino a un certo punto. Per i nutrienti il cui passaggio dipende da trasportatori intestinali, oltre una certa quantità per singola assunzione i trasportatori si saturano e la quota assorbita smette di crescere in proporzione. Per questo molte etichette frazionano l'apporto giornaliero in due assunzioni distanziate.

    Gli integratori liposomiali sono più efficaci?

    Le formulazioni liposomiali hanno un razionale documentato per gli attivi con problemi di solubilità. La domanda da porsi davanti a una qualunque tecnologia di veicolazione è su che cosa sia stato condotto lo studio citato: un risultato ottenuto sulla materia prima non si trasferisce automaticamente al prodotto finito, che ha dose, matrice ed eccipienti propri.

    Da leggere anche

    Riferimenti

    Studi

    1. Langsjoen P.H., Langsjoen A.M., Comparison study of plasma coenzyme Q10 levels in healthy subjects supplemented with ubiquinol versus ubiquinone, Clin Pharmacol Drug Dev 2013;3(1):13-7. PMID 27128225 — doi:10.1002/cpdd.73
    2. Mercke Odeberg J. et al., Oral bioavailability of the antioxidant astaxanthin in humans is enhanced by incorporation of lipid based formulations, Eur J Pharm Sci 2003;19(4):299-304. PMID 12885395 — doi:10.1016/s0928-0987(03)00135-0
    3. Levine M. et al., Vitamin C pharmacokinetics in healthy volunteers: evidence for a recommended dietary allowance, PNAS 1996;93(8):3704-9. PMID 8623000 — doi:10.1073/pnas.93.8.3704

    Riferimenti normativi

    1. Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 169 — Attuazione della direttiva 2002/46/CE relativa agli integratori alimentari.
    2. Regolamento (UE) n. 1169/2011 — Informazioni sugli alimenti ai consumatori: dichiarazione degli ingredienti e delle sostanze.

    Categoria

    Cultura dell'integrazione

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    A cura della Redazione NUTRALAB

    Revisione scientifica: Giuliano D'Alterio, Chimico farmaceutico15 agosto 2026

    Qualità e conformità

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