Un estratto titolato è un estratto vegetale in cui il contenuto di una o più molecole caratteristiche è determinato in laboratorio e dichiarato in etichetta, di regola come percentuale sul peso dell'estratto. È il dato da cui si ricava, con una moltiplicazione, quanta sostanza si assume ogni giorno: 500 mg di estratto di semi di griffonia titolato al 20% in 5-HTP corrispondono a 100 mg di 5-idrossitriptofano. Il rapporto di estrazione — il classico 20:1 — risponde a un'altra domanda: quanta pianta è servita per produrre l'estratto. "Standardizzato" ne indica una terza ancora: un estratto regolato a un contenuto costante. Tre diciture diverse, tre informazioni diverse, e nessuna delle tre è un grado superiore delle altre.
Estratto secco e polvere di pianta: due ingredienti diversi
Un estratto secco nasce da un procedimento in tre tempi. Si parte dalla pianta essiccata — foglie, radice, rizoma, semi, corteccia: la parte cambia il risultato — e la si mette a contatto con un solvente, che può essere acqua, etanolo, una miscela idroalcolica o anidride carbonica in condizioni supercritiche. Il solvente porta con sé le molecole che si sciolgono in quel mezzo; quello che resta indietro viene scartato. Il liquido ottenuto viene poi concentrato ed essiccato, spesso su un supporto inerte come la maltodestrina, che in etichetta deve comparire tra gli ingredienti.
La polvere micronizzata è un'altra cosa: è la pianta essiccata e macinata, senza alcuna estrazione. Contiene tutto ciò che la pianta conteneva, nelle proporzioni in cui lo conteneva, e quelle proporzioni variano con il terreno, il clima, l'annata, il momento della raccolta e la parte utilizzata. Non è un ingrediente di qualità inferiore: è un ingrediente che risponde a un'esigenza diversa, ed è la forma corretta quando si vuole la pianta intera.
La differenza pratica è che l'estratto concentra, mentre la polvere no. Ma concentrare non significa automaticamente misurare: per sapere quanto attivo c'è dentro un estratto serve un dato in più, ed è di quel dato che parla il resto di questa guida.

Titolazione: che cosa garantisce la percentuale scritta in etichetta
La titolazione è la percentuale di una sostanza determinata analiticamente nell'estratto e dichiarata in etichetta. Il primo punto da fissare è a che cosa quella percentuale è riferita: al peso dell'estratto, non al peso della capsula e non alla dose giornaliera. È un dettaglio che cambia completamente il conto.
Un esempio dal nostro catalogo. Sull'etichetta del 5-HTP si legge "estratto secco di semi di griffonia [Griffonia simplicifolia (DC.) Baill.] titolato al 20% in 5-idrossitriptofano (5-HTP)", con una dose giornaliera di 2 capsule che apporta 500 mg di estratto. Il conto è immediato: 500 × 20% = 100 mg di 5-HTP al giorno. Nella tabella dei tenori medi il valore è già riportato, ma è utile saperlo ricavare da sé, perché non tutte le etichette lo esplicitano.
Vale la pena distinguere due casi che sembrano identici. In alcune piante la molecola titolata è la sostanza responsabile dell'effetto che si cerca — è il caso del 5-HTP nella griffonia. In altre è un marcatore analitico: una molecola scelta perché si misura in modo affidabile e perché la sua quantità si accompagna a quella dell'insieme dei costituenti, senza essere per forza l'unica a contare. In entrambi i casi il numero serve a rendere il contenuto verificabile e costante da un lotto all'altro.
La verifica avviene in laboratorio, di norma con cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC) o con metodi spettrofotometrici, e il risultato è riportato sul certificato di analisi del lotto: è il documento che un produttore serio può mostrare. Una titolazione, quindi, dice che la quantità è nota, dichiarata e controllata. Non dice che quell'estratto funzioni meglio di un altro: è una specifica di qualità, non una promessa di risultato.
Rapporto di estrazione 20:1: a quale domanda risponde
Il rapporto di estrazione descrive il processo produttivo: 20:1 significa che da 20 parti in peso di pianta di partenza se ne ottiene 1 parte di estratto concentrato. In ambito tecnico è chiamato rapporto droga/estratto — dove "droga" è il termine normativo per la pianta essiccata usata come materia prima — e le linee guida europee sui medicinali vegetali lo definiscono come il rapporto tra la quantità di sostanza vegetale impiegata e la quantità di preparazione ottenuta.
È un dato che dipende da molte variabili: il solvente, la parte di pianta, la tecnica di estrazione, la qualità del lotto di partenza. Due estratti 20:1 della stessa pianta ottenuti con solventi diversi non sono necessariamente sovrapponibili.
Per alcune piante esiste un riferimento analitico consolidato — i curcuminoidi per la curcuma, il 5-HTP per la griffonia — e allora l'etichetta può dichiarare anche la percentuale di titolazione. Per altre quel riferimento condiviso non esiste, o la molecola caratteristica non è una sola, e il rapporto di estrazione è l'informazione corretta da riportare. I due numeri non sono uno il grado maggiore e l'altro il grado minore della stessa scala: rispondono a domande diverse.
C'è però un aspetto del rapporto che vale la pena conoscere, perché spiega numeri che a prima vista sembrano straordinari. Un rapporto di estrazione può essere calcolato in due modi: sulla pianta essiccata o sulla pianta fresca. La differenza non è piccola, perché una radice fresca è composta in gran parte da acqua: lo stesso identico estratto può essere dichiarato 20:1 se il conto parte dalla radice essiccata, e arrivare a un numero molto più alto se parte da quella fresca. È così che nascono i rapporti a tre cifre. Nei nostri estratti il rapporto è sempre calcolato sulla materia prima essiccata — nella Maca Nera Extra Forte, 1.000 mg di estratto corrispondono a 20.000 mg di radice essiccata. Le stesse linee guida europee chiedono, quando si parte da materiale fresco, che questo sia indicato nel nome della preparazione.
Un secondo conto da saper fare riguarda le quantità dichiarate sul fronte della confezione. "2.000 mg da estratto 10:1" non significa che nella dose ci siano 2.000 mg di estratto: significa che i 200 mg di estratto realmente presenti equivalgono a 2.000 mg di pianta di partenza. Il numero grande è l'equivalente vegetale, quello piccolo è l'ingrediente. Entrambi sono corretti; sapere quale si sta leggendo è ciò che rende confrontabili due prodotti.
Standardizzato, quantificato, altro estratto: il vocabolario della Farmacopea
Accanto a "titolato" circolano altre parole, e vengono da un testo preciso: la monografia generale sugli estratti della Farmacopea europea, che ne distingue tre categorie.
Gli estratti standardizzati sono regolati a un contenuto definito di costituenti ad attività nota, entro un intervallo di tolleranza; la regolazione si ottiene miscelando lotti diversi o aggiungendo materiale inerte. Gli estratti quantificati sono regolati a un intervallo di costituenti che fungono da marcatori, senza che l'attività sia attribuita a quelli soltanto. Gli altri estratti sono definiti dal processo di produzione e dalle specifiche, non da un tenore imposto.
Due precisazioni servono a non trarne conclusioni sbagliate. La prima: questo vocabolario nasce per i medicinali vegetali, non per gli integratori alimentari, che seguono regole di etichettatura proprie; è però lo stesso linguaggio con cui i fornitori di materie prime descrivono ciò che vendono, e per questo compare anche sulle nostre etichette. La seconda: nell'uso commerciale italiano "titolato" e "standardizzato" vengono impiegati quasi come sinonimi, mentre nel testo farmacopeico indicano due cose distinte. Quando si confrontano due prodotti, conta il numero che segue la parola, più della parola stessa.
Quando la potenza non si misura in percentuale: GDU, FU e le unità di attività
Per alcuni ingredienti la percentuale non è il dato giusto. Gli enzimi, per esempio, non si valutano dal peso: quello che conta è quanto lavorano, e la loro capacità di lavorare dipende dal modo in cui sono stati prodotti, purificati e conservati. Due polveri identiche sulla bilancia possono avere attività molto diverse.
Per questo si usano unità di attività, misurate con saggi standardizzati. La bromelina si esprime in GDU (Gelatin Digesting Units), cioè quanta gelatina l'enzima riesce a digerire in condizioni definite; la nattochinasi in FU (Fibrinolytic Units).
Il punto operativo è lo stesso della titolazione, e si sbaglia con la stessa facilità: "5000 GDU/g" è riferito a un grammo di materia prima, non alla dose. Per sapere quanta attività si assume bisogna moltiplicare per i milligrammi realmente presenti. Sull'etichetta della nostra bromelina 5000 GDU/g la dose giornaliera da 3 capsule apporta 540 mg di bromelina da gambo di ananas: 0,540 g × 5.000 GDU/g = 2.700 GDU al giorno. Sull'etichetta della Nattokinase, 100 mg di estratto di soia fermentata corrispondono a 2.000 FU per capsula, e in questo caso è l'etichetta stessa a riportare direttamente il valore per dose.

Tre etichette lette riga per riga
Una riga dell'elenco ingredienti, quando è scritta per intero, contiene sei informazioni in sequenza: nome comune della pianta, nome botanico con l'autore della denominazione, parte utilizzata, tipo di preparazione, rapporto di estrazione e/o titolazione, quantità presente nella dose. Impararne l'ordine rende leggibile qualsiasi etichetta.

| Prodotto | Come è scritto in etichetta | Dose giornaliera | Che cosa si ricava |
|---|---|---|---|
| 5-HTP | "Estratto secco di semi di griffonia [Griffonia simplicifolia (DC.) Baill.] titolato al 20% in 5-idrossitriptofano (5-HTP)" | 2 capsule → 500 mg di estratto | 100 mg di 5-HTP |
| Curcuma Forte | "E.s. 25:1 di rizoma di curcuma (Curcuma longa L.) BCM-95® / Curcugreen® tit. al 95% in complesso di curcuminoidi" | 2 compresse → 500 mg di estratto | 475 mg di complesso di curcuminoidi |
| Maca Nera Extra Forte | "Maca (Lepidium meyenii Walp.) estratto secco 20:1 (radice)" | 3 capsule → 1.000 mg di estratto | equivalenti a 20.000 mg di radice essiccata |
| Vitamina C + Bioflavonoidi | "Estratto di agrumi […] titolato al 50% in flavonoidi (esperidina)" | 2 compresse → 100 mg di estratto | 50 mg di flavonoidi totali come esperidina |
| Bromelina 5000 GDU | "Bromelina da gambo di ananas [Ananas comosus (L.) Merr.] 5000 GDU/g" | 3 capsule → 540 mg | 2.700 GDU di attività enzimatica |
La Curcuma Forte è l'unico caso in cui rapporto e titolazione convivono nella stessa riga: 25:1 descrive la concentrazione ottenuta dal rizoma, 95% descrive quanto di quell'estratto è complesso di curcuminoidi. Sono due informazioni complementari, non ridondanti.
Nella stessa etichetta, più in basso, si legge anche "e.s. di giovani getti (surculi) di bambù [Bambusa bambos (L.) Voss e Bambusa vulgaris Schrad.], tit. al 70% in silice": il bambù non è l'attivo principale della formula, è l'antiagglomerante. Anche gli ingredienti tecnici possono essere titolati, ed è un buon promemoria del fatto che una percentuale, da sola, non dice quale ruolo abbia quell'ingrediente.
Un'ultima riga da saper riconoscere: in alcune etichette, accanto al nome botanico, compare una denominazione commerciale — nella nostra Curcuma Forte si legge BCM-95® / Curcugreen®. Indica un estratto specifico, di un produttore specifico, con proprie specifiche e proprio certificato di analisi. È un tema a sé, che merita un articolo dedicato.
Cinque domande da farsi davanti a un'etichetta
- È una polvere o un estratto? La dicitura "e.s.", "estratto secco" o l'indicazione di un solvente distingue l'estratto dalla pianta semplicemente macinata.
- C'è una percentuale, e riferita a quale sostanza? Una percentuale senza il nome della molecola non è una titolazione: è un numero senza referente.
- La quantità indicata è per capsula o per dose giornaliera? È la differenza fra un prodotto da confrontare e uno da confrontare male: la dose giornaliera è l'unità di misura corretta.
- Se ci sono unità di attività, sono per grammo di materia prima o per dose? GDU e FU seguono la stessa logica della titolazione: vanno moltiplicate per i milligrammi effettivi.
- Se il rapporto di estrazione è molto alto, è riferito alla pianta essiccata o a quella fresca? È l'informazione che rende confrontabili due numeri che sembrano molto distanti.
Un caso in più da tenere d'occhio: la somma. Quando la stessa sostanza arriva da due fonti diverse — per esempio un estratto titolato e una polvere della stessa pianta — alcune etichette riportano solo il totale. Il totale è corretto, ma non permette di sapere quanta parte proviene dalla fonte misurata.
Tabella di sintesi: cinque diciture a confronto
| Dicitura in etichetta | Che cosa dichiara | A quale domanda risponde | Costanza fra i lotti | Cosa si può chiedere in più |
|---|---|---|---|---|
| Polvere di pianta (pianta essiccata micronizzata) | La pianta e la parte utilizzata | Che cosa sto assumendo | Legata alla materia prima e all'annata | Origine e parte della pianta |
| Estratto secco senza altri dati | Che c'è stata un'estrazione | Come è stato prodotto | Definita dalle specifiche interne | Solvente, rapporto, eventuale titolazione |
| Estratto con rapporto di estrazione (20:1) | Quanta pianta è servita per ottenerlo | Quanto è concentrato rispetto alla pianta | Legata alla costanza del processo | Se il rapporto è su pianta essiccata o fresca |
| Estratto titolato in percentuale | Quanto di una molecola contiene l'estratto | Quanta sostanza si assume per dose | Verificata analiticamente entro tolleranza | Metodo analitico e certificato di analisi del lotto |
| Estratto con unità di attività (GDU, FU) | Quanto lavora l'ingrediente | Quale attività si assume per dose | Verificata con saggio standardizzato | Se il valore è per grammo o per dose |
Nessuna di queste righe è "migliore" delle altre in assoluto: cambiano la domanda a cui rispondono e il tipo di verifica che permettono. Se questo è il tipo di lettura che ti interessa, trovi il quadro completo nella nostra guida su come scegliere un integratore di qualità.
Domande frequenti
Cosa significa estratto titolato?
Significa che nell'estratto è stato determinato in laboratorio il contenuto di una o più molecole caratteristiche, e che questo contenuto è dichiarato in etichetta, di regola come percentuale sul peso dell'estratto. Moltiplicando la percentuale per i milligrammi di estratto presenti nella dose si ottiene la quantità di sostanza assunta ogni giorno.
Che differenza c'è tra estratto titolato ed estratto standardizzato?
Nell'uso commerciale italiano i due termini sono impiegati quasi come sinonimi. Nel linguaggio della Farmacopea europea, invece, "standardizzato" indica un estratto regolato a un contenuto definito di costituenti ad attività nota entro una tolleranza, mentre la titolazione è la dichiarazione della percentuale determinata analiticamente.
Cosa vuol dire estratto 20:1?
Vuol dire che da 20 parti in peso di pianta di partenza si ottiene 1 parte di estratto. È un'informazione sul processo: dice quanto l'estratto è concentrato rispetto alla pianta, non quanta molecola caratteristica contiene.
Perché alcuni integratori dichiarano rapporti come 50:1 o 100:1?
Perché il rapporto può essere calcolato sulla pianta essiccata oppure sulla pianta fresca, che è composta in gran parte da acqua. Lo stesso estratto dà due numeri molto diversi a seconda del materiale preso come riferimento. Per confrontare due rapporti bisogna quindi sapere a quale dei due sono riferiti.
Un estratto titolato al 70% in silice contiene il 70% di silice?
Sì, ma riferito al peso di quell'estratto, non al peso della capsula né alla dose. Nell'estratto di bambù titolato al 70% in silice, il 70% è la quota di silice dell'estratto di bambù: per sapere quanta silice si assume bisogna conoscere quanti milligrammi di quell'estratto sono presenti.
La titolazione garantisce che ogni capsula contenga la stessa quantità di attivo?
Non nel senso di un'identità assoluta. La titolazione è una specifica di lotto verificata analiticamente entro tolleranze definite: garantisce che il contenuto dichiarato sia rispettato entro quei limiti, non che due capsule siano identiche al milligrammo.
Un estratto titolato è meglio di una polvere di pianta?
Rispondono a esigenze diverse. L'estratto titolato permette di sapere e verificare quanta molecola caratteristica si assume; la polvere mantiene la pianta nella sua composizione naturale, con le variazioni che questo comporta. La scelta dipende dall'obiettivo della formula, non da una scala di valore.
Bibliografia
- Decreto del Ministero della Salute 10 agosto 2018 — Disciplina dell'impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali. Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2018.
- European Medicines Agency — Guideline on declaration of herbal substances and herbal preparations in herbal medicinal products/traditional herbal medicinal products (EMA/HMPC/CHMP/CVMP/287539/2005 Rev. 1, 11 marzo 2010).
- Farmacopea europea — monografia generale sugli estratti (estratti standardizzati, quantificati e altri estratti).
- Regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.
- Regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari.
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Cultura dell'integrazioneArgomenti
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A cura della Redazione NUTRALAB
Revisione scientifica: Giuliano D'Alterio, Chimico farmaceutico — 11 agosto 2026







